Vivere l’Islanda con Veronica

Il mio viaggio in Islanda è iniziato sei mesi fa a Roma. Ha continuato a prendere forma a Madrid e in lungo e in largo per l’Italia: da Milano a Bergamo, da Messina a Palermo passando ripetutamente per Lazio, Umbria, Marche, Abruzzo.

Ho sognato così a lungo questo viaggio da non riuscire a credere di essere veramente diretta nella terra dei miei sogni. Leggere la mia destinazione tra quelle di tutto il mondo all’aeroporto di Monaco e il sentire cuore salire in gola.

Sono atterrata a Reykjavik i primi di agosto. Troppo tardi per il sole di mezzanotte e troppo presto per l’aurora boreale. Durante l’atterraggio è impressionante vedere quanto questa terra sia selvaggia, incontaminata e praticamente disabitata: la natura fa da padrona modellando un susseguirsi di ampi fiumi, provenienti dallo scioglimento dei numerosi ghiacciai, plateau e ampie vallate che si alternano sistematicamente e le uniche costruzioni che si scorgono si contano sulle dita di una mano a ridosso delle baie.

Reykjavik è città impressionante. Ha qualcosa di inspiegabile.

Non ha affascinanti monumenti storici che ti tolgono il fiato, non ha edifici che ti riportano indietro nel tempo, non ha opere di grandi artisti da contemplare, eppure le sue strade sono tutt’altro che scarne. E’ viva e frizzante, affascinante, ricca di opportunità, colorata, adagiata su di un’arte che mira dritta al cuore. E’ tanto energica quanto calma. E’ tanto piccola quanto infinita in ogni suo angolo. Reykjavik è un paradosso. C’è tutto e c’è niente.

Raccoglie in sé l’anima dell’Islanda: ghiaccio fuori e fuoco dentro. Una città, così come il paese di cui è la capitale, in costante cambiamento.

La forza della Terra che la spacca in due e i campi di lava infiniti che si vengono a creare.

La terra che rinasce dalle proprie ceneri con timide distese di vegetazione che si riaffacciano dopo che ogni evento vulcanico seppellisce tutto rimodellando il paesaggio.

In Islanda il cielo è diverso. E’ pesante, è presente, incombe su di te. Ma è in grado di farti sentire infinitamente leggero. Arrivi a pensare di poter toccare le nuvole con le dita.

In Islanda si respira l’aria più pura e ti entra nei polmoni, ti sconquassa, ti lacera e ti rammenda.

Non so cosa ne sarà di questi trenta giorni. Trenta giorni sono troppi per un turista e pochi per chi di vuole assaporare di ogni millimetro.

E’ sorprendente come un luogo ti accolga e ti modelli a suo piacimento. Quando parti sai che poi non si torna più indietro, non parlo di chilometri. E’ un’azione irreversibile, c’è un atto di abbandono in principio: via le sicurezze, via i muri, via tutto. Resti con l’essenziale. Occorre fare spazio per far entrare il nuovo: con le porte spalancate un luogo ti trasporta come la corrente, guida lui il gioco, decide dove portarti, quanto velocemente, quanto bruscamente. Ti ritrovi in balia della vita vera. C’è un attimo in cui riesci a vederci chiaro, ad afferrarti nel bel mezzo della tua corsa.

Non viaggio per scappare, viaggio perché altrimenti rischio che la vita mi sfugga di mano e me la perda per strada.

Ho passato buona parte dei miei anni a voltarmi la faccia, per paura forse, forse per immaturità.

Ma una volta che te ne accorgi non puoi continuare a far finta di niente. Esitare un solo secondo fa scadere il tempo e passare l’attimo, ed è già troppo tardi.

Non posso permettermi mi aspettare.
Devo andare.

iceland-road-trip-ultimate-guide.jpg

 

Testo di

Veronica Stopponi

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Wow, incredible photos! Looks like an amazing place x

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  2. Alessia Milanese ha detto:

    Che bella che dovrebbe essere proprio, mi piacerebbe andarci!
    Alessia
    new post
    Thechilicool

    Mi piace

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