Questa sera con Valentina

Da qualche sera mi chiudo in me stessa e inizio a scrivere. E’ un processo a cui non ho mai pensato a mente lucida e ora è come se ripercorressi pian piano ogni fase. Oh, si fa così.

Non riesco a scrivere spontaneamente. Non ce la faccio, mi blocco.

Allora apro il flusso di pensieri di una persona importante, una di quelle per cui sono grata all’universo, e inizio a leggere. A volte mi sembra quasi di essere invadente, di occupare uno spazio troppo personale. Però leggo, mi commuovo, immagino, vivo in differita. Poi raggiungo il culmine e non ce la faccio più, non riesco più a sopportare di leggere perché devo scrivere, perché è tutto troppo, perché devo riabituarmi a me stessa e al mio mondo interiore.

Il fatto è che non so come sto. Mi sento come alle superiori, quando dal mio ultimo banco andavo alla lavagna per l’interrogazione di matematica. Mi sudavano le mani, ci si attaccava il bianco polveroso del gessetto. Scrivevo la funzione e poi rimanevo lì a guardarla, dal basso verso l’alto, troppo vicina per coglierla nella sua totalità, ma vicina abbastanza per vedere sulla superficie vecchia e nera i profili di lettere e numeri: a volte più sottili, altre volte inesistenti, altre ben decisi e spessi. Sto guardando quella funzione e non riesco neanche a immaginarne il disegno. Solo qualche volta mi ricordo che alle mie spalle c’è lo sguardo di conforto e fiducia del mio compagno di banco e allora mi rinfranco e penso di potercela fare. Iniziamo almeno a disegnare il piano cartesiano.

Scrivo la sera perché sento il frinire delle cicale ed è come ritrovare il sottofondo di cui ho bisogno.

Invidio chiunque ti sia intorno in questo momento. Una ragazza seduta a qualche tavolino da te che voltandosi – l’aria estiva sulla pelle e i capelli raccolti e gli occhi resi ancora più grandi dalla matita nera – possa vederti mentre imbronciato guardi il telefono e fai un commento. E sorridi di quel sorriso che starei a guardare ore. Ferma. Anche a qualche tavolino di distanza. Ti penso, ti penso così tanto. A volte penso al fatto che ti penso e mi dico che mi porto sfiga da sola, che si perderà tutto, sciolto sotto un getto d’acqua che cancella quel poco di noi che ho fissato in testa. Se vedi quella ragazza non innamorartene e torna in fretta qua. Torna qui a guardare in cagnesco Milano e a mordermi la punta del naso.

Questa sera vorrei un mondo più semplice. Vorrei poterti correre incontro e dirti “mi piaci” e lasciarti un bacio sulla guancia e ruotare su me stessa e con me la mia gonna. E guardarti con quegli occhi pieni di adorazione e stima che sento che si ingrandiscono ogni volta che mi capiti intorno.

Salto da un pensiero all’altro come da piccola facevo tra le pozzanghere. Mi sposto di qua e di là perché a volte aprire e chiudere una valigia in giro per il mondo ti offre la possibilità di cambiare continuamente il contenuto e non fermarti mai a riflettere davvero. Chi sono, cosa faccio, perché voglio fidarmi di te. O di me. Poco importa.

In questo momento non vedo la funzione, sbaglio a segnare i numeri sul mio piano cartesiano. Non trovo le coordinate, che fatica tracciare una bisettrice. Mi sento quella diciottenne preparata ma impaurita davanti a una lavagna che mi ha sempre messa in soggezione, di qualunque colore fosse.

Questa sera penso solo che vorrei vivere insieme a te dentro a Talk Tonight, versione dell’MTV Unplugged del 1996. Una versione particolare. Noel Gallagher affronta tutto lo spettacolo da solo, abbandonato dal fratello al momento di salire sul palco. E’ all’apice del successo, sniffa coca nel bagno della Regina, conosce la topografia del mondo visto dalle spalle dei giganti. Prende l’acustica e affronta il pubblico. Ne esce uno dei più profondi e introspettivi live acustici che esistano. E poco mi importa se tu preferisci Kurt, l’angelo di Seattle, io questa te la devo. Stasera vorrei vivere dentro a quella canzone in quella versione. Prenderti per mano e sedermi su un’altalena e sentire i racconti della tua infanzia e ciò che sognavi e quello che ti ha fatto paura e accarezzare le tue cicatrici e farmi scappare dalle labbra promesse di cui non pentirmi. Mi dondolerei appena, avanti e indietro, ascoltandoti.

Un altro giro di accordi e la canzone finisce. La faccio riprendere. Asciugo con il dorso della mano una lacrima solitaria e fiera che rimane tra le ciglia.

Incido un’altra pagina, con l’ombra rossa del vino nel bicchiere.

Vorrei vivere tra le tue parole.

Fare il morto nel tuo mare.
Correre in spiaggia.
Tornare a far l’amore.

Valentina.

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Potete leggere Valentina anche qui sul suo blog

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7 commenti Aggiungi il tuo

  1. Liliana ha detto:

    Ho iniziato a leggere e tutto di un fiato l’ho finito. Sono rimasta attratta dalle parole e sicuramente si nota una grande abilità nella scrittura. Continua così ! http://lilianacastriottablog.altervista.org/

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  2. Vivy ha detto:

    Da leggere tutta d’un fiato…complimenti 🙂 VLifestyle

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  3. Elena ha detto:

    Che splendido testo… E che bel blog, complimenti 🙂

    xoxo
    http://www.bellezzefelici.blogspot.com

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  4. Alessia Milanese ha detto:

    Che bello questo testo, mi hai presa!
    Alessia
    new post
    Thechilicool

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  5. L’ho letto di un solo fiato e l’ho adorato. Capisco molti passaggi ma si vede che tu scrivi con il cuore.
    un abbraccio
    Maggie Dallospedale Fashion diary – Fashion blog

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