Il filo di ferro che ci lega

Se dipendesse da me, ti direi basta. Basta litigare, vieni qui, facciamo pace. Ci tengo troppo, ti tengo troppo. Più di quanto tenga a me stessa. Non ti dico niente perché per una volta devo scegliere me. Perché, se stavolta scelgo te, se mi dimentico ancora, ci starò male e ti odierò per averti amato troppo. Allora mi scelgo e mi rotolo nel letto. Vorrei dirti che ci tengo anche se non ti scelgo, anche se non salgo su un aereo e vengo da te. Vorrei dirti che mi tocca scegliermi per sceglierti, ma so che suona complicato. Allora taccio. Mi scelgo e sto in silenzio. Ti penso mentre affogo in questa assenza rumorosa, di te che mi odi perché mi amo troppo. Affogo e non ci sei a lanciare nessun salvagente. Allora ti odio un po’ perché mi hai permesso tutte le scelte, anche quelle che ci hanno portato lontano. Così lontano che il telefono senza fili non prende e il Wi-Fi è sempre più debole. Debole come vorrei che fosse il filo che ci tiene, ma per farci così male ci è voluto il filo di ferro e non si spezza neanche volendo. Il filo che ci lega non si spezza neanche quando a spezzarci siamo noi, nelle nostre camere separate. Quando è solo un filo a legarci e separarci.

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