Ti aspetto alla prossima fermata

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Arriveremo tardi all’aeroporto e correremo mentre qualche hostess chiamerà il nostro nome con voce seccata.

Una volta in volo, nonostante la sfortuna di essere divisi dal corridoio, seduti nei posti più scomodi, cercheremo ogni scusa per raggiungerci, per permettere alle nostre mani di sfiorarsi di nuovo.

Atterreremo stanchi e ci infileremo nel primo bar, dove non dovrò fare altro che appoggiare la testa sulla tua spalla mentre il mondo ci scorre attorno veloce e perde colore.

Annoiata durante l’ennesima visita al museo, ti toglierò quel cappello che metti sempre e comincerò a correre. Daremo via a questo nuovo gioco, rincorrendoci per tutti i corridoi del museo e per altre infinite vie. Ci guarderanno tutti straniti, qualcuno si azzarderà a sorridere e la nostra felicità sarà intraducibile nella maggior parte delle lingue.

Una volta in hotel, ci addormenteremo sul tappeto, proprio mentre ubriachi di questo insolito amore, stavamo organizzando il prossimo viaggio. Anche se forse non partiremo mai più. Metteremo radici qui sul pavimento, insieme.

Sarai la persona che non mi lascia da sola quando atterro, aspettandomi ogni volta agli arrivi con uno di quei cartelli stupidi che solo noi potremo capire. Scoppierò a ridere e ti stringerò forte. Non mi sentirò sola, anche se solo per un istante. Sembrerà l’unica cosa definitiva in tutta la nostra incertezza, in tutto il nostro non essere niente.

Ci proteggeremo come solo noi sappiamo fare. Sarai il posto che chiamerò casa, la persona che chiamerò famiglia. Mi rimetterai al mondo. Sarai la prima cosa che i miei occhi cercheranno in ogni posto.

Ci lasceremo liberi. Di partire. Di ricominciare. Di sperimentare. Di scappare. Di correre.

Ci ritroveremo ogni volta in aeroporto, pronti per un nuovo viaggio. Non chiederemo mai a nessuno i posti vicini sull’aereo perché ci hanno già dato i posti vicino nella vita.

Sarai parte di me come ogni timbro è parte del mio passaporto e ogni viaggio della mia storia.

Non ci dimenticheremo mai. Anche se tra venticinquemila ore mi verranno a chiedere di te e sarai lontano. Sorriderò come solo potrei fare quando viene nominata la mia persona preferita. Rimarrai incastrato nelle polaroid, nella mia pelle e nella memoria. Ti potrai leggere in ogni mio racconto, in tutte le parole che non ti dirò più direttamente.

Ti terrò la mano anche da lontano perché una volta trovati, non sapremo perderci più.

Erica Isotta

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