La ragazza che perdeva ore sul treno

il

115 giorni ridendo.

20 settimane aspettando. 

6 mesi in fila alla cassa.

26 anni dormendo.

L’ho incontrata sul treno, a volte in aereo, spesso in qualche bus.

Se, quando ormai con i capelli bianchi, qualcuno dovesse quantificare le ore trascorse in viaggio da questa ragazza durante la sua vita risponderebbe “sicuramente troppe“.

L’ho incontrata, ogni volta con un libro diverso in mano. Leggeva per crescere. A volte era da sola, altre volte qualcuno le teneva la mano. Era una ragazza che rideva di gusto in compagnia. Ma sapeva anche apprezzare la solitudine. Se la avvolgeva addosso come una coperta calda e si perdeva nel prossimo viaggio, nella prossima avventura. Sembrava tranquilla il più delle volte, sorrideva e il suo sguardo rincorreva qualcosa fuori dal finestrino. Era alla ricerca di qualcosa, o forse semplicemente fuggiva. Più la osservo, più mi rendo conto che forse ha trovato un modo che le rende più semplice affrontare una vita a volte troppo ingombrante. Glielo si legge negli occhi il rimorso di aver lasciato qualcuno per strada. Nelle sue unghie mangiucchiate c’è l’insicurezza che cerca di combattere mentre cresce in giro per il mondo. Ogni volta che ho sbirciato sul display del suo telefono c’era un qualche messaggio in qualche lingua incomprensibile, mentre sul suo computer la schermata di qualche sito per trovare voli economici. Non le importava la meta, penso abbia trascorso pochi giorni godendosi la quotidianità in qualche luogo remoto. Si è però concessa un lusso di gran lunga inaccessibile ai più. Si è permessa l’amore. L’amore verso sé stessa. Glielo si legge negli occhi, insieme al rimorso. L’ho incontrata quando stavano chiudendo l’imbarco del volo per Marrakech ed era in estremo ritardo, mentre si affannava per fare in tempo.

Sembra che ci stia provando da una vita a essere puntuale, a fare in tempo. Ogni tanto le si legge in faccia il disappunto nell’essere arrivata tardi e tutti i “cosa sarebbe successo se…”. In qualche modo, però, la vita sembra averla rimessa al suo posto, in quel treno. Nel bilancio della sua vita, diranno che ha trascorso troppe ore viaggiando, cercando qualcosa che non era sicura di poter trovare, ma se solo potesse rispondere direbbe che era proprio questo il senso.

Non smettere mai di imparare. Non sentirsi arrivati, mai.

Erica Isotta

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