Irriconoscibile

il

3 AM, Berlino.

Strade deserte. L’unico rumore che mi accompagna mentre torno a casa è l’avviso insistente del semaforo del suo passaggio da verde a rosso. La città mi sembra così diversa di notte mentre percorro tutta Invalidenstraße per tornare a casa. Tutto è buio e silenzioso, mentre durante il giorno Berlino pulsa di artisti, dinamicità e vita. È irriconoscibile.

Irriconoscibile. Questa sera mi hai detto che non sono più la stessa. Abbiamo cominciato a inseguirci un anno fa circa. Ci siamo scontrati a Milano, di fronte ad una libreria. I tuoi occhi mi hanno promesso qualcosa in cui non mi era più dato sperare, l’amore. Ci siamo incontrati ad un mercatino ed eravamo i più belli. I più felici. I più spettinati. Poche settimane dopo, ci siamo dati appuntamento in aeroporto a Bergamo e siamo partiti insieme. Tu con una benda sugli occhi, ignaro della destinazione. E io ero felice. Ero sinceramente felice come mai prima. Quando siamo atterrati in Lituania era ormai notte fonda. Ci siamo infilati in un supermercato e abbiamo cominciato a cantare nel reparto dei surgelati all’una di notte. Ne ero sicura: niente al mondo mi avrebbe mai dato tanto. Ci siamo scoperti mentre Vilnius ci entrava nelle vene, diventando sfondo di alcuni dei nostri momenti più significativi. Ci siamo messi in viaggio per la Lettonia perché volevamo di più, perché non era abbastanza avere tutto. Riga ci ha scritto sul cuore qualcosa di indelebile mentre osservavamo il panorama dall’alto della Zinātņu Akadēmija. Abbiamo guardato il sole tramontare tenendoci per mano ogni sera. Quell’ultima notte ho pianto. Mi sono spaventata. Ti ho chiesto di lasciarmi qualora avessi intenzione di ferirmi. Ero seduta in un angolo della nostra camera d’albergo. Le pareti rosse come il sangue pompato dal mio cuore ad ogni battito. Siamo tornati a Milano e ci siamo promessi la felicità. Abbiamo sognato l’India per l’estate e Parigi per l’autunno. Ci siamo trovati in macchina verso la costa azzurra. Ci siamo sfiorati durante il viaggio di notte mentre passavamo Limone Piemonte con la neve che scendeva in pieno giugno. Sono partita per Napoli e per la Polonia sempre con un tuo pensiero scritto da qualche parte in borsa, nel portafoglio, sulla pelle. Il giorno in cui mi sono trasferita in Olanda, tu eri ormai in Germania diretto a nord. Ci siamo stretti a Blaricum dopo tre insostenibili settimane lontani. E dopo pochi giorni ci siamo detti addio per sempre. Perché se i posti ti cambiano e ci cambiano, non c’era più modo di riprenderci. Non in quell’angolo di mondo. Credevo non ci fosse più nessuna città in grado di permetterci di amarci. Invece Milano è stata clemente a gennaio per un paio di giorni, prima di separarci nuovo. Io a Berlino e tu a Parigi. Due opposte realtà europee. Così vicine, così lontane. Come noi. Non ti sei arreso. Sei venuto fin qui solo per renderti conto che, oltre ai chilometri, si sono infilati ostacoli insormontabili tra di noi. Sono cambiata. Sono irriconoscibile. Ho detto delle cose che mai avrei pensato di dire a te.

Ci sono storie che sono difficili da raccontare, da mettere per iscritto. La profondità di certe ferite è solo pari alla bellezza di ciò che è stato condiviso. Per questo due come noi non possono più essere niente. Non devono più essere niente.

Preferisco il silenzio a qualsiasi altra differente versione economica del nostro amore.

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