Basta promesse

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Facciamo un patto, ché le promesse sono ormai scontate, scartate. Dicono peggio delle minestre riscaldate. Dicevo, un patto. Tu fai una cosa, io ne faccio una in cambio. Un accordo, un tacito assenso. Un contratto bilaterale. Io da un lato e tu dall’altro. Come a due lati opposti di una stessa strada. Nonostante a dividerci siano migliaia di chilometri e migliaia di strade. Le ho percorse tutte per raggiungerti, per avvicinarmi di qualche centimetro. Per non sentirti lontano nonostante la distanza. Tu sei lì e io sono qui. Ancora per poco. Spero.

Penso.

Immagino.

Ricordo.

Ancora per poco perché facciamo che tu vieni qui. Che salti su un aereo di Ryanair, di quelli che sembrano aerei giocattolo, e vieni a trovarmi. A cercarmi e poi a trovarmi. Dovrai guardare in ogni angolo per riuscire a scovarmi. Da Kottbusser Tor fino a Görlitzer Park. Saprai riconoscere il mio odore tra quello di tutte le droghe sintetiche e naturali? Poi ci sarà la Porta di Brandeburgo e spero che riuscirai a incrociare il mio sguardo anche tra i mille turisti. Dovrai essere bravo per non perdermi tra la folla. Alla fine mi troverai a Prenzlauer in quel cafè che mi piace così tanto. Sposterò lo sguardo distratta dal computer per guardare fuori dalla finestra e lì ti vedrò, con in mano le migliori intenzioni e in testa le migliori canzoni. Mi canticchierai qualcosa, come ad ogni tappa del nostro percorso. Avrò il sorriso più felice di tutti.

Ma torniamo a noi, al nostro patto. Facciamo che tu vieni. Ecco, se tu vieni, io ti porto nel luogo più speciale di tutti. No, non ti porto a vedere il muro. Quello è per i turisti, per gli sconosciuti. Noi non siamo stati sconosciuti nemmeno il primo giorno, nemmeno quando ti ho stretto la mano la prima volta, in quel Mc Donald’s. Ti porto in un luogo che non conosce nessuno. Ti porto in un posto che può essere solo tuo. Che se torni fra trent’anni è ancora lì, identico. Non come Park Güell a cui hanno piazzato anche le scale mobili. Ti porto su questa panchina. Ci sediamo. Troviamo una chitarra e mi canti la mia canzone preferita.

Sembra un patto non equo. Tu vieni, fai tutte queste cose e io ti porto a sederti su una panchina. So che da questa prospettiva non si vede, ma sto cercando di darti quello che ti serve. Quello che ti serve per crederci di nuovo. Voglio ridarti il sorriso come tu l’hai dato a me con una semplice canzone in piazza. Spero che una canzone, in una piazza diversa, possa riportarlo anche a te.

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